Sergio Zanni
viaggiatori viandanti equilibristi

Tutto muta: ma vi è una legge del mutamento che non muta, vi è una ragione eterna di ciò che scorre nel tempo. Questa ragione è celata nelle cose, perchè “la natura ama nascondersi”: ma cercarla è appunto il compito del filosofo. Cercarla senza fermarsi alla superficie delle cose, quali appaiono ai sensi (la vita dei sensi, che isola l'individuo chiudendolo in se stesso, può rassomigliarsi a quella di chi dorme). Cercarla innanzi tutto nella profondità della propria anima (di cui “tu non troverai mai i confini, per quanto vada innanzi, tanto profonda è la sua ragione”), cercarla guardando in se stessi (“ho indagato me stesso”, dice Eraclito), per trovare in sé quella ragione che ci permette di comunicare con tutti quanti gli altri individui, ci consente di passare dal sonno dei sensi alla veglia. E questa comunione di vita del pensiero ci permette di cogliere le ragioni universali, il Logos che è nel fondo del divenire delle cose. 1

Che Zanni sia approdato alla meditazione filosofica e su quel versante delle sue letture abbia trovato, in questi anni, la giusta corrispondenza ai temi, alle profonde ragioni dei personaggi della sua scultura, mi sembra logico e inevitabile. Anzi, sfogliando i cataloghi di oltre trenta anni di ricerca artistica - possiedo anche quello della sua prima mostra personale al Centro Attività Visive del Palazzo dei Diamanti del 1973 dove presentava l'indimenticabile Monumento ai caduti – risulta del tutto evidente come egli abbia sempre operato ricercando nei valori del pensiero umano i temi sui quali affondare il proprio pensiero, aprire le ricerche e inventare le sue figure, sempre particolarmente criptiche, estranee ad una logica collocazione spazio-temporale.

Zanni, per suo temperamento, è uomo di meditazione, di solitudine creativa, di libertà ampia e incondizionata; il risultato delle lunghe “sedute allo studio” è nella sintesi delle immagini esemplari che ormai danno il titolo a molti temi e cicli di ricerca come Clessidra, Notturno, Zingara, Ulisse, Palombari, Pioverà?, Volo impossibile, Custodi delle pianure, Signori della pioggia, Pittori di guerra, Kamikaze, Viaggiatori, Pattinatori, Il carro dei vincitori, Equilibristi... fino alle recenti figure di riferimento alla cultura greca antica relazionate al pensiero filosofico e all'altissimo valore estetico di quella scultura.

Le figure di Zanni, appesantite da giacconi e cappotti, come a proteggersi dall'ambiente ostile della vita, non mancano di sottile ironia: le piccole teste, la mancanza del davanti e del dietro, le case degli agglomerati urbani che soffocano la visuale e, per contro, la piccola casetta su ruote trascinata dal viandante, novello bambino alle prese con i propri giocattoli: sono aspetti ludici hanno accompagnato l'artista a modellare la creta come fosse il pane quotidiano senza particolare interesse a distinguere tra artificio e natura, tra tempo dell'esperienza reale ed elaborazione del pensiero. Questo processo è favorito dalla struttura visionaria della percezione dell'artista, immerso nell'atmosfera della sua città, dei palazzi e dei giardini dentro le mura, delle brume autunnali e della sospensione del tempo che avvolge tutte le forme in certe condizioni di luce come nelle giornate nebbiose. Il misterioso potere dell'artista capace di collocare la sua opera tra inconscio ed intelletto, tra teoria e prassi, non come un prodotto finito ma come un fluire continuo della immaginazione creatrice; questo processo porta ad uno spostamento programmatico da oggettivo a soggettivo, da una valutazione visiva delle cose ad una visionaria. In questa ricerca di una nuova mitologia (Friedrich von Schlegel) che doveva “venir tratta dalle più remote profondità dello spirito” si colloca l'opera e il pensiero di Zanni.

Laura Gavioli

(1) E.P. Lamanna "Il problema della scienza nella storia del pensiero", 1° vol. , ed. Le Monnier, Firenze , 1969

 


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