nell'ambito della rassegna letteraria
Rassegna letteraria 'Pagine sul Po'
sabato diciannove aprile duemilaotto

nei rustici, a tavola

ALDO TRIVELLATO
presenta

PAOLO COLAGRANDE
con il libro
Fìdeg
Alet edizioni 2007

Paolo Colagrande, Fìdeg - Alet ed. 2007


"Divertente, intelligente e corrosivo. L'autore scrive come parla, ma qui il 'linguaggio parlato' non infastidisce e non è sciatto. Nonostante il libro strappi risate, a volte fino alle lacrime, è un libro serio, ma leggero e non 'serioso'. Dice molte cose Colagrande e molto interessanti, ma le dice con l'aria di quello che non se la tira proprio per niente, che non ama parlarsi addosso. Ottima lettura per tutti, soprattutto per quelli che farebbero un allegro falò con buona parte dei libri che svettano nella classifica delle vendite."

con la partecpazione di
Miniteatri

letture di

Letizia Piva
Letizia Piva
Gabris Ferrari
Gabbris Ferrari

apparati

Paolo ColagrandePaolo Colagrandenasce a Piacenza nel 1960.
Fa parte con Ugo Cornia, Daniele Benati e Paolo Nori del gruppo degli scrittori emiliani. Autore di Non possiamo non dirci cani, racconto che apre il numero zero della rivista “L’accalappiacani”, Colagrande ha collaborato a Panta Emilia fisica (Bompiani). Con Fìdeg (Edizioni Alet) è vincitore nel 2007 del Campiello Opera Prima con la seguente motivazione: “Intorno alle vicende di un libro smarrito, dedicato agli eroi da Garibaldi ai nostri giorni, Colagrande costruisce un romanzo digressivo e bizzarro che mette in burla vari aspetti della società contemporanea, in particolare i miti e i riti del mondo letterario. Fìdeg è un libro che si fa apprezzare per la colta nonchalance, per il trascinante umorismo.


Il libro in sintesi
Durante una cena a base di coniglio in umido e vino rosso con la schiuma in compagnia di celebri scrittori, Bisi, articolista freelance e aspirante scrittore frustrato, accoglie con entusiasmo l'idea di una rivista letteraria intitolata "La tubatura". La sua fervida fantasia lo porta subito a immaginare un articolato schema idraulico, completo di wc e omini serafici in cima ai tubi, intenti a produrre letteratura. Come dire che la rete fognaria rappresenta il mercato editoriale in cui confluisce tutta la produzione letteraria. Però il dattiloscritto di Bisi, il lavoro di una vita, anziché nella fogna finisce al macero: la Storia degli Eroi di pace e di guerra da Garibaldi ai giorni nostri, chiuso nel baule di una Punto Van, è dimenticato in un autolavaggio e quindi distrutto. Bisi non demorde e si decide per la riscrittura, svolazzando tra dolce stilnovo, Mina, Kundera, Calvino, Sandro Veronesi, Umberto Eco. Ma perché scrivere di eroi, oggi, fìdeg? Meglio la figura dell'antieroe, più novecentesca e "alla Bisi". Dissacrante e implacabile, Bisi spalanca una a una le porte dietro cui si celano gli scheletri della società contemporanea; ne esce una radiografia al vetriolo della letteratura italiana, con i suoi tic e miti, le sue idiosincrasie e psicosi.

Alcuni commenti:
Samurai:Letto d'un fiato. Scoppi di risa. Ma una sensazione di malinconia, come di inutilità, di perdita di senso e direzione, nel finale. La provincia: calda e stretta come una prigione. Gli amici di sempre, le chiacchere fino a tardi tra fumo e bicchieri (su temi alti, sì: ma sempre chiacchere sono), le frustrazioni e il senso di invisibilità di chi, consapevole della propria cultura e intelligenza, smarrito nel lucchichio di vetrine, griffe e luoghi comuni, cova in fondo l'amaro dubbio di ritrovarsi dalla parte sbagliata, di aver perduto la grande occasione, così come il manoscritto su Garibaldi finito nel rudo, o il bel romanzo inaspettato e poi svilito del Pigozzi. Bella scrittura, la voglia di avere Colagrande come amico, per ritrovarsi una notte seduto attorno ad una tavolata imbandita dal Gnasso, ma anche la paura di non prenderci il vizio, di quell'affabulare agrodolce, che sa un pò di autoconsolatoria rassegnazione, di resa epicurea, come di chi cerchi l'oblio della scomodità di sé in una bella mangiata.

Giancarlo Tramutoli: L'ho appena finito e ancora sto godendo. Un talento. Che ce l'ha scritto nel cognome. Raffinatissimo e anche "struggente e al tempo stesso consolatorio, comico e cosmico, sagace e melanconico, futurista e preomerico". Giustamente premiato come opera prima al Campiello. Bastano gli sfottò a Eco e a Veronesi per precipitarsi a comprarlo. O il caso dello scrittore Ugo Pigozzi, un compendio sull'editoria a pagamento e sulla vanità dell'aspirante scrittore. E una parodia degli inutilissimi tecnicismi letterari (come se quando mangi una lasagna ti dovrebbe interessare l'esatto valore proteico, calorico, la natura di ogni singolo elemento, la genesi e la composizione per apprezzarne il sapore) con esiti esilaranti (e scusate se ho detto "esiti"). Ma-gni-fi-co.