Premessa
Abbiamo pedalato 4 giorni, percorrendo quasi esclusivamente piste ciclabili, da Carpi al delta del Po e poi al
mare, passando per Ferrara e seguendo la ciclabile “Destra Po”. Abbiamo temprato spirito e stomaco e messo a
dura prova le chiappe. Il cielo è stato sempre azzurro e il sole ha picchiato. Una brezza, spesso di direzione
contraria al senso di marcia ci ha indispettito, ma salvato da una canicola implacabile. Spesso a sera il vento
mutava direzione dandoci una mano.
Citiamo solo alloggi o ristoranti che per cortesia e servizio ci hanno pienamente soddisfatti, gli altri non sono
identificabili.
Un buon test di sopravvivenza per ciclisti coraggiosi non allenati.
12.07.07
08.30
“Ci troviamo alla Chiesa di Cibeno. Foto di gruppo con bandierina dell’Italia. Il parroco rifiuta di cimentarsi nello
scatto “non sono capace” afferma, non cogliendo lo storico evento di cui è testimone. Abbigliamento tecnico,
mountain bike, borse capaci (tranne uno che ha uno zaino in spalla), entusiasmo da vendere. “Quante camere
d’aria abbiamo?”“Tre””Anche troppe”. “Inco c’sa magnomia?” ”Ghet già fam?”.

11.00, km 40
Arriviamo a Quistello seguendo l’argine del secchia agganciato a Rovereto. Aspettiamo Vanni che ha forato.
Secondo la legge delle probabilità Vanni diventa immune da altre forature, secondo la legge di Murphy è un
bersaglio in movimento. Iniziamo a seguire la ciclabile della Destra Po. Il primo colpo d’occhio è “ciccione”, il Po
dorme a pancia all’aria con delle briciole bianche sparse un poco ovunque. Ogni tanto una briciola spicca il volo.
Il paesaggio è incantevole e la ciclabile lenta, lunga, inesorabile. ”Facciamo una foto?” “Si”.
12.30, km 50
Revere. Mario perde le sfere, nel senso del mozzo della ruota anteriore. Forse c’è un meccanico a Ostiglia. E’
chiuso. Ingegno e filo di ferro salvano Mario dal ritiro, siamo di nuovo in sella. Il didietro comincia a lamentarsi.
C’è un vecchio cinema con un’insegna stile littorio. Strano che non sia già stato rimpiazzato da un centro
commerciale.
13.25, km 58
Ristorante Padus, Borgofranco sul Po. Risottino alla mantovana, salumi, acqua. Cibo buono e gerente veramente
cortese. Ci si trattiene a stento dal ringraziarlo mangiando di più. Vanni certifica la seconda foratura alla ruota
posteriore, forse figlia della prima (una spina di pseudoacacia). Si riparte.
15.40, km 75
Vanni fora per la terza volta. Ha il buon gusto di farlo di fronte ad uno dei tanti impianti di bonifica che arredano
insieme ai campanili dei paesini che si inanellano ai due lati del fiume. Vanni è l’uomo da battere. “Abbiamo
finito le camere d’aria”.
18.40, km 130
Ferrara. “Ma non dovevano essere 100 km?” “Era solo una stima”. Siamo provati. Ci facciamo una birretta in un
chiosco di fronte al castello. Ci dividiamo in due accoglientissimi e centralissimi B&B, “Dolce Mela” (Via Volta
Casotto 3, www.dolcemela.it) e “Il Giardinetto” (Via Piangipane 13, www.ilgiardinetto.it). Ceniamo, male, in una
blasonata trattoria del centro. La notte passa con i russatori al lavoro instancabili.
13.07.07
08.00
Colazione sontuosa al “Dolce Mela”(non ci è dato sapere se a “Il Giardinetto”sarebbe stata la stessa cosa, ma
scommettiamo di si).
08.30
Partiamo. Saliamo per un breve tratto in groppa alle mura di Ferrara e poi seguiamo una della tante ciclabili fino
a riguadagnare la ciclabile Destra Po.
10.00, km N.R. (non rilevati)
Ro Ferrarese. Un chiosco in ombra sulle rive del fiume ci fagocita. Acqua fresca. Attraccato c’è un “mulino”,
fedele ricostruzione di quello descritto da Riccardo Bacchelli nel famoso libro, poi film e poi sceneggiato “Il
Mulino sul Po”. Raf Vallone ci ha tenuti per mano. “Scusi ci scatta una foto tutti insieme” “Si”. A differenza del
parroco di ieri questo signore ci sa.
12.00, km 40
Sosta per panino con salame (agliato) nel parco cittadino di Berra. Le zanzare del luogo non gradiscono e ci
cacciano a morsi. Ritirata. Ripartiamo.
13.15, km 65
Il sole ci pugnala sempre sul lato destro (Destra Po) e i polpacci cominciano a tirare al violetto. Il caldo ci
obbliga a rinnovare la scorta di acqua con le bolle. La cittadina, Ariana, è frustata dal sole e di ridente non ha
nulla.
14.00, km 73
Dopo 8 km di strada statale siamo a Mesola. Castello medievale, coorte circolare, porticato, Trattoria al Castello.
Provati dalla fatica e dal caldo non possiamo far altro che sederci e gustare ottimi piatti (polpette zucca e
melanzane, cappellacci prosciutto e fichi) all’ombra del porticato. Finalmente attiviamo una “cassa comune”. I
più golosi si rilassano. Tira un poco d’aria, la temperatura è “medievale”, si sta bene. Tocca ripartire.
17.00, km 100
Cà Cornera, Posto tappa Sinistra Po (www.cacorneradeltapo.it). Siamo passati sul versante veneto. Lo “charme”
dell’agriturismo Cà Cornera contagia. Non è patinato come i cugini agritur toscani. Ti mette subito a tuo agio.
Giorgia, il piccolo bimbo, il cane “borlotto” e il gattino formano uno splendido team. Prendiamo l’aperitivo
insieme a una decina di rondini che sembrano gradire la nostra compagnia. Poi è tutto pesce, polenta e storie
del Delta. “Le case, lo avrete notato, sia sulla riva destra che sulla sinistra, guardano il Po” “Non lo avevamo
notato”. “Le amministrazioni delle due regioni che gestiscono il Parco del Delta del Po non si parlano” “Lo
avevamo notato”.
Purtroppo questo non aiuta il cicloturista forzato al copia incolla di cartine e alla stima perpetua di distanze
altrimenti di facile calcolo. Come spesso accade i “campanili[smi] “ fanno bene a qualche funzionario e male alla
comunità.
Foto di gruppo a tavola. Un’altra. Ci accompagnano a letto le immagini degli strani copricapi che ci siamo
inventati per proteggerci dal sole, l’odore del rosmarino e le lucciole.
14.07.07
08.30
Partiamo colazionati alla grande e accompagnati dal garrito delle rondini. “Oggi tappa breve, 60 km” “In
ciacarom’po sta sira”
10.30, km 20
Sacca di Scardovari. Il Delta vero. Le acque del mare che fanno l’amore con quelle del fiume. Palafitte, bilance
da pesca, gabbiani e cozze fin dove arriva l’occhio.
11.40, km N.R.
Ponte di barche di Santa Giulia. Uno dei pochi rimasti. Il più suggestivo dei due che vedremo. Il fiume qui è
meno maestoso, quasi raccolto, le barche azzurre e bianche disposte in una lunga fila tra due rive e ricoperte
dalle assi di legno sono una meraviglia.
12.30, km N.R.
Ponte di barche di Gorino Veneto. Il secondo. Meno frivolo del primo.
13.05, km 60
Goro. Ristorante Primon. Specialità anguilla. Tocca fermarsi. “Qui abbiamo l’anguilla gialla, molto meno grassa”
“Vengono anche quelli di Comacchio a mangiare l’anguilla qua”. Primon è bravo a raccontarla, ma ancora di più
a cucinarla.
16.45, km 88
Dopo aver lambito il Bosco della Mesola dirigiamo verso Volano. In dirittura d’arrivo sfrecciamo (si fa per dire)
nel tunnel della bellissima pineta del Lido di Volano ed arriviamo al Lido delle Nazioni. Birrino, doccia e spiaggia.
Ogni bagno della riviera romagnola è una “bottega” dove imparare a coccolare il cliente. Quello di fronte
all’Hotel Quadrifoglio non è da meno. Ci meritiamo la cena mediocre per non aver voluto cercare trattorie
spartane. L’attenuante è che saremmo dovuti rimontare in sella. La notte ci casca addosso con l’andirivieni sul
lungo mare e i colori degli abiti da sera. Molto bianco e molto nero, o almeno così ci è parso.
23.00
Il russare dei miei due compagni di stanza copre nettamente l’assordante frastuono della notte romagnola. Sono
un uomo fortunato. Mi addormento pensando alle tante infilate di pescatori che abbiamo visto in questi giorni e
in particolare all’immagine di una anziana pescatrice un vestitino rosso a pallini. Forse il primo pescatore donna
che vedo.
15.07.07
09.00, km 10
Siamo a Comacchio. Ci concediamo una puntata nel centro del paese. L’acqua solca le stradine. Le trattorie non
si contano e noi ci lamentiamo del fatto che sia troppo presto per farci cucinare un’anguilla. Solo per vedere se
Primon aveva detto il vero. Non lo sapremo mai. Facciamo scorta d’acqua e di caffè e poi ci avviamo verso le
Valli di Comacchio. Il panorama è leggermente dissimile da quello della Sacca di Scardovari.
E’ più verde. Passiamo in rassegna una stringa di pescatori con tanto di cartello inizio gara e fine gara, come le
colonne di mezzi militari in autostrada.
11.00, km 45
Traghetto di Sant’Alberto. “Funziona oggi il traghetto?” “Si, se l’è di la aspetti e viene di qua. Se è di qua monta
su che va subito di la”. Se il camper che abbiamo di fianco fosse una carro trainato da cavalli potremmo essere
nel far west. Vengono in mente i film dove il guado del fiume costa la vita al cavallo più sfortunato, o dove gli
indiani con un tempismo davvero seccante attaccano a suon di frecce e fucilate.
11.05, km 46
Gelato e scorta d’acqua all’unico bar del paese se si escludono il circolo “rosso” e il circolo “bianco” ai due lati
opposti della strada. Una strada democratica, bipolarista con garbo. “Per Ravenna?” “Sempre diritto”
12.16, km 60
Ravenna. Chi Panino e chi Big Mac. E’ la prima volta che ci separiamo. Potenza del fast food. Alle 13.35 si
riunisce il gruppo. Carichiamo le bici su un regionale intelligente e dopo tre cambi di treno e tre ore siamo a
Carpi.
Stanchi, ma felici.
Ringraziamenti
Grazie davvero alle sposine che non si sono lamentate più di tanto della nostra assenza [qualcuna pareva pure
contenta], a Mauro per aver avuto l’idea e averci coinvolto, a Vanni e Mario per aver gestito gli aspetti logistici, a
Ivano per aver pensato alle bandierine e insistito per realizzare le foto di gruppo, a Vanni per averci sempre
ricordato che bisogna “anche” nutrirsi, ai miei due compagni di stanza per aver coperto sapientemente i rumori
esterni durante queste notti romagnole.