La fabbrica dei veleni

Storia e segreti di Porto Marghera

Il cloruro di vinile monomero (CVM) è una sostanza chimica che tutti dovrebbero conoscere e ricordare, accanto ad un nome, angiosarcoma, e ad un’inchiesta, quella sul Petrolchimico di Porto Marghera, condotta dall’agosto 1994 dall’allora magistrato Felice Casson.

Negli impianti oggi di proprietà della Dow Chemical, il ciclo di trasformazione del CVM in PVC ha infatti lasciato dietro sé una lunga scia di morte, malattie e disastri ambientali. Sono 157 i decessi accertati dal 1974 tra gli operai della catena CVM – PVC, tutti per tumore al fegato (angiosarcoma), cui si aggiungono 103 malati. Senza contare i danni subiti dal fragile ecosistema lagunare: quasi 5 milioni di metri cubi di rifiuti tossici trovati in 120 discariche abusive. Una montagna immonda, colma delle menzogne inscenate dai colossi della chimica Enichem e Montedison, costretti a difendersi con ogni mezzo al banco degli imputati.

La fabbrica dei veleni è la storia di Gabriele Bortolozzo, Tullio Faggian, Ennio Simonetto e di tanti altri operai stroncati dal CVM, ritenuti dai responsabili degli impianti «solo beoni e fumatori».

È il racconto di una lotta per la verità, un’inchiesta che si dipana tra Europa, America e Asia, tra consulenti aziendali improvvisamente resuscitati, dossier segreti, attività di lobbying, inganni e ricatti occupazionali. Una ricerca che aiuta a riflettere e arriva vicino al baratro nella fase processuale, con una sentenza assolutoria, in primo grado, poi ribaltata dal giudizio d’appello (15 dicembre 2004) e dal successivo pronunciamento della Corte di Cassazione del 19 maggio 2006.

La giustizia, però, alla fine non trionfa. Il verdetto riconosce le responsabilità dei vertici aziendali, ma il petrolchimico rimane in attività, con i suoi fumi e le sue tossine. «Non bastano avvocati e tribunali per risolvere i problemi del lavoro, della salute, della sicurezza e dell’ambiente – commenta Casson, oggi senatore - È la politica che deve rispondere. E se le istituzioni non rispondono si rischia un declivio pericolosissimo ».

Con buona pace di chi, invece, vorrebbe pensare solo al business delle bonifiche e del disinquinamento.

Matteo Vabanesi


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