Antonio Lovison, Linea d'ombra (2018) - tecnica mista e fotografia su acciaio inox, cm 60x20x1

Antonio Lovison
Strutture di emozioni

a cura di Gianpaolo Gasparetto

28 giugno – 30 settembre 2020

La nostra area protetta è per noi un tesoro prezioso e per questo siamo orgogliosi di poterlo presentare attraverso lo sguardo poliedrico dell’artista Antonio Lovison.

La sua arte ci offre una visione davvero unica, che ci auguriamo possa trasmettere e suscitare emozioni in chi vorrà avventurarsi in questo “viaggio”, fra le sue installazioni fatte di sequenze punteggiate da immagini fotografiche e da opere tridimensionali.

La sostenibilità ambientale non è solo una questione di tecnologie ma passa attraverso il nostro rapporto con il territorio. In questo le aree protette possono essere sempre più laboratorio per la sperimentazione di nuovi e più armonici equilibri fra uomo e ambiente. Ne abbiamo assoluto bisogno!

Antonio Lovison predilige l’approccio concettuale ricorrendo all’elemento fantastico per sottolineare le strazianti cicatrici procurate dall’uomo, il passare del tempo e il ciclo della storia.

Ritorna spesso questa sensibilità per uno sguardo doppio, di incrocio, di incontro, di sovrimpressione mentale, potremo dire, con qualcosa che ha più a che fare con una sorta di indagine intellettiva che non con il realistico.

Il tempo assume qui un’importanza essenziale, non tanto per il fatto di essere un compendio di secondi, minuti e ore, quanto piuttosto per essere una complessa struttura di emozioni. Gli esseri umani sono assenti da questo mondo, eppure la loro presenza si percepisce ugualmente.

La fotografia costituisce un elemento ormai ricorrente dell’arte di Lovison. Egli utilizza le fotografie come segno concettuale, come elemento strutturale delle sue installazioni, come ricordo visivo oppure come caratteristica puramente espressiva; testimonianza di tragitto grafico, che di solito la maggioranza dei fotografi vuole ignorata.

Il significato vero dell’opera così non sta più tanto nel risultato estetico finale, ma nel processo mai ultimato, verso quelle immagini ancora fermentanti, irrisolte, che sono attraversate vivamente dal tuo percepire, dal tuo tempo nell’evidenziarle agli occhi dell’osservatore.

Spesso usa una combinazione di materiali differenti in cui egli sottolinea i riferimenti concettuali. Gioca con i doppi sensi e coi contrasti: materiali inaspettati sono inseriti l’uno contro l’altro.

Di frequente esso verte su forti associazioni nostalgiche ed ecologiche. Elementi sottintesi fortemente lirici costituiscono una presenza che rende la sua arte una creazione unica di poesia visiva con intensi momenti di sorpresa.

E’ convinto che fotografare più che un’arte sia compiere un’indagine intorno allo spazio come rappresentazione e tempo come tragitto, che lascia una traccia, una bava. In queste immagini costruisce vistosamente una prova tangibile del suo percorso, del suo intervento, mettendo in luce i frammenti di una storia e permettere all’osservatore di trarre le proprie conclusioni. Come un dettaglio topografico lo scatto circoscrive un’area e spiega a chi guarda cos’è accaduto; il suo obiettivo è diretto a cogliere il senso del tempo.

Giugno 2019 Gianpaolo Gasparetto

 


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