"dove l'erba alta si curva ad ascoltare
il sussurro delle onde..."

da AUTUNNO di Elizabeth Eleanor Siddal

 

delta 9 - dittico, fotografia di Danilo Sartoni

delta 9 - dittico, fotografia di Danilo Sartoni

 

dal diciotto maggio al ventidue luglio duemilasette
dalle ore diciannove

 

Mi sono chiesta tante volte quale collocazione dare alla fotografia e ai nuovi media e altrettante volte mi sono risposta che “l'arte è arte, quando c'è” non importa con quale mezzo viene realizzata. Il ragionamento ha comunque motivo di esistere in una cultura, come la nostra, tutta rivolta al passato e ai suoi altissimi retaggi. E per di più oggi che la contaminazione tra i mezzi di espressione ha raggiunto il massimo di libertà nella più perfetta ed equilibrata disinvoltura...

Più di venti anni fa, in un locale pubblico di Senigallia, il mio sguardo venne attirato irresistibilmente da alcune bellissime incisioni su una parete. Ricordo che mi avvicinai cercando di apprezzare meglio i valori inconfondibili dell'acquaforte quando la morsura dell'acido un po' forte sgrana la nitidezza del segno.

Si trattava invece di fotografie e di un poco conosciuto, a quel tempo, Mario Giacomelli, firmate come incisioni: erano fotografie di bellissimi paesaggi collinari delle Marche quando – mi spiegò successivamente l'autore – i campi erano ancora distese pulite solcate dalle arature e la vegetazione, con gli alberi isolati come fantasmi, offrivano all'occhio dell'osservatore delle cadenze compositive inaspettate.

La mia percezione era stata corretta: quelle fotografie erano dei disegni bellissimi e lo stupore per quei capolavori non mi ha mai più abbandonata. Pensavo a quell'incontro con quelle incisioni-fotografie di Giacomelli vedendo le elaborazioni fotografiche di Sartoni realizzate nel Delta per questa mostra.

Anche lui è un artista, prima di usare il mezzo fotografico, e la sua ricerca concilia sempre la scelta del soggetto che sta davanti ai suoi occhi con l'idea finale dell'opera che vuole compiere.

E' la pittura che ruba il gioco alla fotografia, come facevano gli iperrealisti, oppure è la fotografia che adesso sta fregando la pittura? Questo enigma è molto sottile e nemmeno ci interessa tanto scoprirlo, anzi non ci interessa affatto: meglio concentrarsi sul risultato artistico e godere davanti a queste aperture scenografiche di Sartoni, mago di una tecnica che risponde prima di tutto alle istanze dell'arte. Anzi semmai, l'artista qui nel delta, deve preoccuparsi meno dell'affermazione dell'ego creativo che sente la necessità di intervenire per confermare il suo ruolo, per andare invece sempre più liberamente alla deriva di una irrefrenabile sequenza-immersione di immagini piccole o grandi, ma sempre perfettamente compiute, che il delta-pianeta squaderna senza sosta davanti all'occhio stupefatto. La partecipazione di Sartoni alla scena è totale, è fisica prima ancora di diventare cosciente registrazione tecnica; è sentimentale e intima con la natura dei luoghi, dietro le dune di sabbia a cogliere la brezza che tocca le erbe selvatiche, sotto un orizzonte che comprende a larghi strati ancora il mare e poi il cielo senza fine. L'opera d'arte è già tutta lì, in quel momento, in quello spazio, nell'attimo vitale che vale tutto: il miracolo è fermare la scena e regalare l'emozione agli altri...

Laura Gavioli


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