nel delta, 2006
Paola Campidelli

Solo un minuto per guardare

Sarà che il Delta è davvero un pianeta, come dice Gian Antonio Cibotto, e il suo paesaggio esprime sempre una grande forza, anche una dolce resistenza allo sguardo, una volontà di esistere che va al di là di tutte le condizioni negative che spesso lo assediano.

Sarà per questa complessità, anche talvolta contraddittoria, ma certamente esistenziale, che risulta difficile, credo, afferrare i piani, le forme e i colori, al primo approccio: bisogna rinnovare i contatti, viverne il tempo, osservare l'andamento della luce e quello delle stagioni. Insomma il rischio è che il nostro sguardo possa esserne letteralmente travolto a causa di quel lavoro straordinario di complicità tra terra e acqua... oppure corriamo il rischio di cadere nell'eventualità di non penetrare mai la cifra di questa natura un po' arcana e un po' primitiva.

Sarà che c'è bisogno di mettersi a disposizione per ricevere una comunicazione, bisogna aprire i ricettori ed essere pronti a vedere, e forse ad imparare.

Così è con il paesaggio del Po...

E sarà per capire tutte queste ragioni, e tante altre ancora, che il paesaggio può essere lì davanti ai tuoi occhi ma non puoi decifrarlo per la complessità incombente dei grandi spazi piatti e per l'azzeramento dei colori ridotti alle infinite tonalità del grigio, colore non-colore...

Per fortuna Paola Campidelli impiega solo un minuto per afferrare le forme e i segni che qui sono come le ferite della terra. Lei ha una capacità di sintesi molto rapida: guarda e pensa. Tutta l'elaborazione è un fatto intimo. La scena che ha visto e che l'ha impressionata, ha bisogno di conoscerla fino in fondo, di entrarci dentro: dentro la natura, se è un paesaggio; dentro la testa, se è un ritratto; dentro i fiori... finchè la forma nuova, la natura rinnovata nella pittura, comincia a crescere e a materializzarsi, diventa ossessiva, urgente con la pittura.

"L'aria, l'acqua è stata cancellata, metto dentro le cose della vita, partecipo al farsi di una natura nuova, all'evento che si materializza nel quadro. Metto in scena una natura trasfigurata, scavo nell'acqua e nei salici del Po, nella materia aggrovigliata, ricreo il tumulto della natura, focalizzo la scena del mio pensiero che diventa pittura".

Questo nuovo ciclo di opere nasce dall'incontro dell'artista con il delta del Po, luoghi che le erano prima sconosciuti e che l'hanno messa alla prova; sono nati dei dipinti carichi del sacro furore che alberga nella sua mente e che mi sembra perfino riduttivo definire dei paesaggi. Sono squarci nei pensieri che affiorano dall'interiorità profonda e che talvolta ci concedono qualche scarso ed enigmatico frammento di riconoscibilità della natura, la quale si svela a noi trasformata dalle scosse telluriche di questo espressionismo così personale e che le impongono un nuovo codice di lettura.

I dipinti di questo ciclo saranno esposti a breve nel prossimo appuntamento a Cà Cornera dove in questi giorni si celebra il settimo anno di attività del "granaio delle sorprese artistiche". Più tardi saranno allestiti in Germania dove non mancheranno di raccogliere interesse per la carica di spiritualismo e di primitivismo che incarna questa pittura che è nata, insieme con con la sua autrice, non dimentichiamo, in una terra di grande passione e culto per il gesto e la materia: dall'Informale all'ultimo naturalismo padano, sua estrema stagione lirica (Moreni, Mandelli, Sartelli...). Una terra, quella di Romagna, che sarà per sempre collegata, nel mondo, al nome di Federico Fellini, padre di un'idea sregolata ed estremamente raffinata del fantastico, capace di essere un linguaggio tanto universale da proiettare un'eco lontana nel tempo e nello spazio.

Agosto 2006 Laura Gavioli

 


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