Valerio Rebecchi,

"conversazioni fotografiche nel delta del Po"

 

nel granaio
quaranta fotografie
dal ventiquattro febbraio al sei aprile duemilaotto

 

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VALERIO REBECCHI,
segni dal delta del Po a Cà Cornera

di Laura Gavioli

Riprendiamo un discorso iniziato nel 2001 quando per la prima volta si è realizzato a Cà Cornera un laboratorio fotografico costruito su incontri, relazioni e scambi tra Valerio Rebecchi, fotografo conosciuto -vedi i suoi Segni padani, catalogo e mostre- e un gruppo di fotoamatori desiderosi di conoscere, scambiare opinioni e mostrare le proprie fotografie spesso interessanti e coltivate.

L'esperienza, purtroppo, non si è più ripetuta ma sarebbe stato giusto che avesse un seguito, per esempio con un laboratorio sul tema del disegno del paesaggio e, perchè no, di ricerca cinematografica...

Valerio Rebecchi, a quel tempo, ha frequentato il Polesine e scattato una serie di belle immagini che adesso finalmente presentiamo estrapolando aspetti del lavoro e dell'esistenza nel Delta con un rigore ed una compostezza assoluti e rari.

Sono scene silenziose ed equilibrate, appunti di una vita che pulsa di natura e di attività umane, registrate con misurata schiettezza: non è solo l'immagine che ci interessa, eclatante e perfetta, ma il punto di vista che realizza un contenuto, il senso del tempo relativamente allo spazio, il tempo fermo.

Il pioppeto appena tagliato, gli allevamenti di mitili oppure le macchine per la loro lavorazione, la valle da pesca: sono alcune scene di un rapporto con la realtà che non ammette artifici perchè privilegia il dato oggettivo, l'analisi di uno spazio preciso. In questo senso si deve interpretare anche l'assenza della figura umana, sempre evocata da manufatti, impianti, strade, cartelli e segnali, ma mai presente alla messa a fuoco dell'obiettivo.

Rebecchi è un autore di silenzi, di riprese terse e composte: niente disturba l'equilibrio dello spazio compositivo. Non si tratta comunque di un artificioso oppure forzato scenario, al contrario Rebecchi si limita, secondo la sua sensibilità e le sue scelte di campo, a registrare un punto di vista, dei segni fondamentali dentro il panorama deltizio, proprio come aveva fatto anni fa con il ciclo dei “segni padani”. Il risultato è molto interessante e si presta ad una duplice lettura:
quella artistica, che guida il fotografo da anni lungo un percorso sempre più lucido e razionale, e anche una predisposizione critica nella selezione di temi e forme da eleggere a soggetto dell'immagine.

Nella semplificazione, e perfino astrazione scenica, si realizza la fotografia di Rebecchi, capace di offrire al nostro sguardo un'opera pulita, essenziale, subito comprensibile; sono spazi e luci autentiche ed effettive ma non prive di un senso di sospensione temporale, una specie di incertezza dell'ora di dechirichiana memoria. Una sottile nostalgia accentua il fascino dei luoghi suggerendo i percorsi del delta all'osservatore immerso in una sensazione padana.


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