La luce di Bruna Gasparini (*)

Minacciava pioggia, nel cielo scorrevano perturbazioni scure, il vento si accaniva sulle ultime foglie degli alberi, poi, improvvisamente, il paesaggio cambiò: un raggio di sole si era aperto uno spiraglio - come aveva fatto? - attraverso le nuvole nere. La visione si illuminò, si caricò di una speranza, quella del ritorno della luce, una gioia profonda, viscerale.

Altro giorno, altro luogo, davanti al Po: i minuti indecisi, il silenzio, la luce d’argento che sembra splendere dalle acque come quadri degli antichi maestri perché non ha direzione.

Poi, l’argento si riscalda e con il chiarore rosseggiante del sole che scende, le cose, gli alberi, gli argini lasciano l’irreale senza densità, prendendo delle ombre nascenti un volume, uno spessore, la vita. Il tramonto nessuno è uguale a un altro.

Da noi, abbraccia l’orizzonte, così rosso che dicevamo nella nostra infanzia che rifletteva i fuochi del carro di Fetonte. La luce, con le sue delicatezze incessanti è ben la creazione divina più sorprendente, impalpabile, indicibile, essenziale alla nostra vita. Oh si, Bruna Gasparini, la luce è il tuo canto cromatico. Racconti le ore, le stagioni, le albe delicate, i torpori del pomeriggio, i temporali anche.


(*) Riflessioni di Clari Gherardi Zanella con GianPaolo Gasparetto guardando il catalogo BRUNA GASPARINI la palude e la marina a cura di Renzo Margonari.


Ca’ Cornera, domenica 30 novembre 2008 ore 15,00

Buon Natale

 

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