Dal 28 marzo al 17 maggio 2026
"... e la luce - qualsiasi luce - lungo il Po tutto trasfigura"
opere di LAURA GIOSO
Anche in Laura Gioso nel suo percorrere gli argini, come in un volo a bassa quota, la geometria dei campi da una parte e, dall’altra, le immaginifiche golene, si fanno sogno: fruttuoso innesto di silenziose contaminazioni; e in quest’aria surreale tutto pare mutarsi in plancton luminiscente o in iridiscenti squame.
Ecco che allora le sue opere pittoriche appaiono come un arcipelago di colori. Il segno è frastagliato, spettinato dal vento, bagnato dal fiume, mosso da un costante dinamismo. Tutto ha l’energia espansiva del fiume e del suo delta sconfinato. La sua è un’arte dello stupore, arte come glorificazione del mondo che la circonda.
Conduce sempre con maestria istintiva una materia pittorica fitta, priva di sovrastrutture e convenzioni già note. L’origine della sua astrazione non è altro che una trasfigurazione di matrice naturalistica.
Dai suoi titoli è chiaro come descriva un luogo e delinei un ricordo, scagliato verso di noi come un abbaglio acquatico.
La sua pittura è radicata nei ricordi dell’Accademia e nella libertà respirata dai suoi maestri: Saverio Rampin, uno degli ultimi spazialisti cantore della luce; Enio Finzi, pittore dalle cromie dissonanti e ritmiche;
La sua pittura è radicata nei ricordi dell’Accademia e nella libertà respirata dai suoi maestri: Saverio Rampin, uno degli ultimi spazialisti cantore della luce; Enio Finzi, pittore dalle cromie dissonanti e ritmiche;
Carmelo Zotti, artista visionario dalla gestualità dove “rito e mito” si incontrano.
Di fronte alla tela tornano alla sua memoria le loro istruttive “provocazioni” all’ uso fantasmagorico del colore. Per questo le sue cromie si traducono irreali, disposte spesso a contrasto in velature progressive: il blu elettrico sopra vibranti magenta e poi i verdi acido su incandescenti rossi…
Il suo sguardo assorbe il mondo senza cogliere cesure tra racconto e immagine, arte e linguaggio. E’ un solo flusso che racchiude un patrimonio, ormai codificato di simboli visionari propri degli artisti padani.
Scegliere il paesaggio, non ci si inganni, non è un’opzione rassicurante che allontana dal mondo. Se è vero che nella bellezza del segno e dei colori lo sguardo dello spettatore può talvolta sentirsi accolto, è vero pure che il paesaggio siamo noi: ed è nel paesaggio che Laura Gioso si rivela. Il suo “pedinamento” è acceso di un mistero che non si rivelerà mai.
Il suo sguardo assorbe il mondo senza cogliere cesure tra racconto e immagine, arte e linguaggio. E’ un solo flusso che racchiude un patrimonio, ormai codificato di simboli visionari propri degli artisti padani.
Scegliere il paesaggio, non ci si inganni, non è un’opzione rassicurante che allontana dal mondo. Se è vero che nella bellezza del segno e dei colori lo sguardo dello spettatore può talvolta sentirsi accolto, è vero pure che il paesaggio siamo noi: ed è nel paesaggio che Laura Gioso si rivela. Il suo “pedinamento” è acceso di un mistero che non si rivelerà mai.
Esplora il reale e lo sublima in forma astratta, come se dalla materia, apparentemente immobile del mondo, potesse emergere il senso nascosto degli eventi della vita umana.
Così nella sua opera recente “Il ponte” (2025) il verde, il nero, il blu vogliono forse alludere ad una attualità rissosa, luttuosa dove è la guerra a infliggere nuove ansie alla terra e all’umanità. Le trame dei segni, tra le ombre dei vuoti e dei pieni, quasi disegnano, sotto un simbolico ponte, due figure ansiose di un riconciliante incontro.
Così nella sua opera recente “Il ponte” (2025) il verde, il nero, il blu vogliono forse alludere ad una attualità rissosa, luttuosa dove è la guerra a infliggere nuove ansie alla terra e all’umanità. Le trame dei segni, tra le ombre dei vuoti e dei pieni, quasi disegnano, sotto un simbolico ponte, due figure ansiose di un riconciliante incontro.
Spesso il suo linguaggio si muove come una partitura musicale. Piena di ripetizioni, ritorni, risonanze – fino a far pensare ad una sorta di Rhythm and blues. E’ insieme infantile e sapiente. In certi momenti sembra che dipinga una bambina che ha visto Paul Klee, in altri un’anziana mistica che ha conservato lo stupore dell’infanzia, che per lei è uno stato permanente dell’anima.
| Marzo 2026 | Gianpaolo Gasparetto |
Ca' Cornera, dove il Po si fa cultura
Associazione Culturale
28 marzo – 17 maggio 2026
Ingresso libero su prenotazione
Cell. 348 7157940 –
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